22/10/17

Chi lotta non è mai sola - No al 41 bis per Nadia Lioce!



Dal 7 luglio ad oggi, l’appello per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche - “No al 41 bis per Nadia Lioce” è arrivato a oltre 1890 firme.
Il 24 novembre a L’Aquila, alle ore 10:30, davanti al Tribunale in Via XX Settembre 68, saremo in presidio per dire “Basta alla violenza di Stato contro le donne - No al 41 bis per Nadia Lioce!”
E non saremo sole, ci accompagneranno le voci, ma anche i corpi, di quant* hanno sostenuto, ognun* con le sue forme, questa campagna.
Centinaia di messaggi di solidarietà ci sono arrivati dal 7 luglio ad oggi, messaggi che, con le firme, contiamo di far arrivare a Nadia e alla direttrice del carcere dell’Aquila per il 24 novembre.
Ma oggi, in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, è proprio a queste che vogliamo dare voce, riportandone alcuni messaggi e scusandoci se, per motivi di spazio, abbiamo dovuto sacrificarne molti:
  • L'art. 13 della Costituzione è tuttora in vigore! “E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle  persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”... perché non consentire ad una detenuta di farsi compagnia neanche con i libri è un omicidio di Stato! (Loredana Mezzopane)
  • Firmo perché i compagni che vivono nelle carceri devono essere sostenuti e non dimenticati. Solidale con i prigionieri politici (Rosaria Cordone)
  • Vergognoso. Tortura bella e buona (Catia Tebaldi)
  • 41bis=tortura Il proletariato non si é pentito (lisa seracini)
  • Non è ammissibile che in un paese "Democratico" esistano condizioni di detenzione di questo genere. (Laura Grasso)
  • Perché è giusto.Anche perché sono indignata che ancora nel 2017 l'umanità non abbia progredito, sia fermato l'evoluzione evolutivo lasciando tutto lo spazio alla guerra e alle sue macchine perfette per uccidere! (Gemma Vecchio)
  • NADIA LIOCE  ha  combattuto, e  combatte  per una  società,  che  sia  giusta:  è  una  barbarie,  averla  arrestata, e  tenerla  incarcerata.  Si  provveda  a restituirla,  con  la  massima  immediatezza,  alla  sua  casa e alla  sua  famiglia. (Maria Felicia Crapisi)
  • Dopo 12 anni non basta? Quanto accanimento ancora? Cerchiamo di conservare un briciolo di un'umanità anche per i detenuti politici di casa nostra. (Luigia Bruno)
  • firmo perchè ogni essere umano ha diritto al rispetto  come essere umano (Giovanna Bozzini)
  • Ho fatto anch'io il carcere e ti trattano veramente molto male, le carceri italiane  sono disumane!!! (Marilena Passaro)
  • Non devono più essere I detenuti x la politica in un paese che si dichiara di essere lo stato democratico. (Agnessa Dymsha)
  • Per la regressione anzi per il non sviluppo nei confronti delle donne. Dopo tanti anni ci ritroviamo ancora a dover sentire parlare di donne trattate come "animali" anche se gli animali fanno vita migliore che lo strazio che sta subendo questa donna. Mondo di maschilisti! Che il movimento femminista si faccia valere!!! Disprezzo per le leggi italiane, disprezzo per chi viola i diritti umani (Francesca Bilotta)
  • Il carcere non è mai la soluzione.....ma il problema. (Donatella portas)
  • E' vergognoso i intollerabile l regime carcerario al quale viene sottoposta questa donna (Francesca Montanari)
  • E' INDEGNO PRIVARE DEI DIRITTI UMANI QUALSIASI DETENUTO,NON E' DEGNO DI UN PAESE DEMOCRATICO.LA DETENZIONE  HA IL DOVERE DI RIABILITARE , CHE VERGOGNA (annamaria lassandro)
  • C'e chi ha fatto molto di peggio, e sta nella sua villa in Costa Smeralda. La nostra giustizia fa veramente schifo. (Marcella Fusco)
  • Nn ritengo che sia giusto trattare disumanamente questa donna. (Ada Ronzulli)
  • Perché ha come unico scopo quello  di punire una donna che continua a ribellarsi.( Rosanna Agresta)
  • Pedimos a defesa das condições de vida de Nadia Lioce, a única prisioneira política feminina que sofreu um regime severo de 41-bis por cerca de 12 anos. (Gisela Francisco)
  • per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche (Paola Ferretti)
  • Libertà per tt i prigionieri rinchiusi nelle carceri imperialiste,al posto suo chi fa femminicidio (laura pellegrinuzzi)
  • il carcere è già privazione della libertà, l'isolamento permanente è tortura. la tortura è un crimine. (lucia bitoun widia)
  • Perché é pura tortura (Eugenia federigi)
  • Firmo perché odio questo sistema (Giovanna Carnevale)
  • Restiamo umani (Teresina Pognant Airassa)
  • perkè il 41 bis è tortura (Daniela Piazza)
  • Concordo per la difesa delle condizioni di vita di Nadia Lioce non è giusto è disumano l'accanimento nei confronti di questa donna (nicoletta frabboni)
  • Non è  giusto giudicare e torturare in certe misure soprattutto se è c il colore politico (marina rissotto)
  • firmo perchè parlarne il più possibile può servire (Italia Deiana)
  • Leggete "Fine pena ora" del Giudice Elvio Fassone. Una sola parola: ILLUMINANTE. No all'ergastolo ostativo, per lei e per chiunque. (Lucia Turin)
  • Perché credo sia giusto! (giusepina ronchi)
  • non condivido il suo modi e idee, ma il trattamento è disumano vergognoso (sandra setti)
  • È ingiusto il trattamento riservato a Nadia Lioce (Cinzia Freguglia)
  • Solidarietà con Nadia e tutti i prigionieri politici! (Nella Nota)
  • No alla tortura del 41 bis (Luisella Consumi)
  • Il 41bis è una aberrazione. (Simona Biffignandi)
  • Tutto ciò é inaccettabile (Carmela Morrone)
  • Contro il 41-bis. (Giada Tiddia)
  • In nessun Paese che si definisca minimamente civile, puo' essere consentito un trattamento cosi' disumano! (Trincas Gisella)
  • Perché é incredibile  ingiusto (mirna colecchia)
  • No Al 41bis per Nadia Lioce (Lucia Dondi)
  • She has been punished long enough. She is ready to come home. (Stephanie Cocchia)
  • Perché i detenuti sono persone e hanno diritti (Anna Lisa Pecoriello)
  • Non sopporto che vengano ignorati i diritti primari delle persone.Leggere, studiare, informarsi, a chi può nuocere? Privare le PERSONE di questo diritto é un sopruso, una prevaricazione fine a se stessa. Se la finalità é la rieducazione, il metodo é  ridicolo e sbagliato.Mi dispiace molto per Nadia, penso che ormai ha scontato abbastanza.Ora basta con questo regime carcerario che é solamente vendicativo. (giulia zanasi)
  • Perché siano rispettati i diritti umani (antonella bagni)
  • Qualunque sia il delitto, lo Stato non può comminare pene contrarie al senso di umanità e dignità. Questo regime carcerario è tortura. (Donatella De Grande)
  • Sto firmando perchè dico NO al 41bis per Nadia Lioce. (valeria rizzo)
  • Dopo anni di carcere e isolamento non si può vivere con dignità (Giuseppina Turigliatto)
  • Non condivido il suo percorso ma trovo il trattamento inaccettabile e disumano . (Marina Del vecchio)
  • liberi dall'ergastolo (michela noberasco)
  • Perché non trovo nessun costrutto nell'eccesso di repressione mi sembra un inutile accanimento che in questo caso si esercita su una donna. Sembra una forma di vendetta e la giustizia dovrebbe essere qualcos'altro. (Patricia Tough)
  • le  donne in italia sono discriminate ,non c'è la parità tra uomo e donna ,,la donna viene sempre sminuita a partire dal lavoro ,lo stesso lavoro lo stipendio della donna  è inferiore allo stipendio dell'uomo ,,e su tutto è cosi (giovanna boe)
  • No al 41 bis per i prigionieri politici (Pina Di Orazio)
  • Per nadia libera (stefania favoino)

L’appuntamento al presidio del 24 novembre a L’Aquila e la campagna stessa, sono stati presentati come mozione all’Assemblea plenaria nazionale di Non Una Di Meno, che si è tenuta a Pisa il 15 ottobre, con circa 500 partecipanti, in massima parte donne. La mozione è stata accolta dall’assemblea con un caloroso applauso e una cinquantina di firme sono state raccolte quel giorno. Molte e molti hanno preso il volantino con l’appello e hanno firmato successivamente su Change.org.

Contiamo per il 24 novembre, alla vigilia della giornata globale contro la violenza sulle donne, di arrivare a oltre 2500 firme, da consegnare, oltre che a Nadia, alle istituzioni coinvolte e che continuano a nicchiare con vecchi e nuovi “decaloghi” di tortura, convinte di allontanare la paura di cambiare.
A questi signori diciamo che il 24 novembre verremo ancora alle loro porte e grideremo ancora più forte: per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti!

Di seguito la mozione presentata all’Assemblea nazionale di Non Una Di Meno e il video dell’intervento.

Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario AQ



MOZIONE ALL’ASSEMBLEA NAZIONALE DI NUDM A PISA (15.10.2017)

 

Dal 7 luglio 2017 stiamo portando avanti una campagna per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche e per la fine del 41 bis per Nadia Lioce.

Il nostro appello è arrivato sinora a circa 1800 sostenitori. In molti hanno firmato anche dall’estero e tantissime donne hanno risposto all’appello, anche all’interno del movimento NUDM.
Chiediamo a questa assemblea di sostenere questa campagna, di farla propria e di portarla nelle prossime mobilitazioni.
Noi il 25 novembre saremo presenti alla manifestazione contro la violenza sulle donne con uno striscione, per dire anche “basta alla violenza di Stato contro le donne, No al 41 bis per Nadia Lioce”.
Il 24 novembre Nadia sarà di nuovo sotto processo per aver turbato la quiete di un carcere che l’ha sepolta viva, condannandola al silenzio, a una condizione di isolamento totale e perenne, all’inaccettabile sacrificio della dignità umana.
“Disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone e oltraggio a pubblico ufficiale” sono i reati che le si contestano per essersi ribellata, con battiture di protesta, al duro regime di 41 bis, ulteriormente inasprito dal 2011 con le circolari ministeriali che hanno imposto il divieto di ricevere libri e riviste dall’esterno (divieto tuttora in vigore con l’ennesima circolare del Ministro Orlando, altrimenti detta “decalogo per il trattamento dei detenuti in 41 bis”).
Dall’interpellanza parlamentare del Senatore Luigi Manconi, circa l’accanimento repressivo su Nadia Lioce, emerge che in 10 anni il materiale cartaceo conservabile nelle celle della sezione femminile del 41 bis del carcere di L’Aquila, è passato da 30 a 3 riviste, da 20 a 3 quaderni, agli atti giudiziari dell’ultimo anno e a un solo dizionario.
Contro queste limitazioni Nadia si è ribellata e per questo le sono state inflitte ulteriori restrizioni, con isolamento perpetuo, perquisizioni e sottrazioni di ogni oggetto che potesse aiutarla a sopravvivere a questo annichilimento. In soli 3 mesi ha ricevuto una settantina di sanzioni disciplinari, che equivalgono a 2 anni di isolamento.
Tutto questo è tortura bianca, è violenza di Stato contro una donna che continua a resistere alla barbarie di questo sistema, che di “umano” ormai ha solo i DIRITTI VIOLATI.

IL 24 NOVEMBRE A L’AQUILA, ALLE ORE 10:30, ci sarà una nuova udienza e rivolgiamo a TUTTE l’appello di venire al presidio davanti al Tribunale, o a fare iniziative in contemporanea nelle varie città.
ALLA VIGILIA DELLA GIORNATA MONDIALE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE, DIREMO BASTA ANCHE ALLA VIOLENZA DI STATO CONTRO LE DONNE, NO ALLA TORTURA “DEMOCRATICA”, NO AL 41 BIS PER NADIA LIOCE!

Luigia, MFPR - AQ
 
 

21/10/17

Sciopero generale del 27 ottobre, il volantino delle lavoratrici Slai Cobas s.c. del Policlinico di Palermo


Noi stiamo con le attrici...

LA STUPIDA - E COMPLICE - CANEA CONTRO LE DONNE CHE HANNO DENUNCIATO IL VIOLENTATORE WEINSTEIN

Le voci, dichiarazioni anche di presunte "femministe" che stanno attaccando le attrici, donne che dopo anni stanno denunciando il porco e potente produttore Harvey Weinstein sono da un lato stupide, non capiscono o non vogliono capire in questo cosa è principale e cosa è ultrasecondario e irrilevante:

e' principale che venga fuori con forza la denuncia, l'attacco a questo produttore che ha usato il suo potere per imporre prestazioni sessuali, per ricattare; che vengano alla luce queste punte di iceberg che sono di tutto un sistema marcio fino in fondo, strutturale nell'imperialismo, che oggi viene simbolicamente (e non tanto simbolicamente) rappresentato, incarnato dal fascio imperialista-razzista-sessista Trump,  e che contribuiscono a mostrare come questo sistema non può essere riformato ma solo rovesciato;

è secondario e irrilevante per la lotta rivoluzionaria delle masse che il coperchio venga scoperchiato in ritardo o da esponenti della stessa classe borghese. Veronica Lario disse parole definitive contro l'"imperatore Berlusconi" nella fase del suo massimo potere, con la denuncia del "ciarpame senza pudore, tutto in nome del potere", parole che fino ad allora nessuna "seria critica politica", anche di donne della "sinistra" aveva detto e tratto conseguenze. E noi all'epoca raccogliemmo e ci schierammo con la denuncia di Veronica Lario.

Queste voci di presa di distanza, quindi, sono di fatto un aiuto ai porci potenti e nessuna giustificazione può nascondere questo!

Dall'altro lato queste voci "critiche-critiche" verso chi sta denunciando Weinstein (e la denuncia si allarga a macchia d'olio) non solo coprono il sistema che produce questi stupratori seriali, ma fanno l'apologia del potere borghese, della sua ineluttabilità.

Dire che "è sempre stato così", che un "Weinstein era come tanti altri", "che cosa si aspettavano le attrici, se hanno accettato di andare nella sua stanza...", e stupidaggini del genere, (ma le stesse squallide argomentazioni queste signore/signori potrebbero applicarle a tante altre donne che vengono stuprate, uccise: "di che si lamentano...?": che ti aspetti se vai a sballarti in una discoteca? che ti aspetti se chiedi un passaggio in auto, ecc. ecc.), vuol dire lanciare di fatto un messaggio di inevitabilità, eternità di questo sistema imperialista, della sua intoccabilità, proprio nel momento in cui la crisi, che non è solo economica e politica ma anche sovrastrutturale, ne mostra tutto il suo putridume, e la maturità di una rivoluzione proletaria che spazzi via questo sistema e i suoi rappresentanti.

E le donne, i proletari, le proletarie, le masse popolari, i democratici coerenti, rivoluzionari non dovrebbero approfittare del marcio che viene fuori per mostrare l'unica strada necessaria e possibile?

MFPR

Solidarietà a Gina De Angeli, chi lotta non è mai sola!

La solidarietà non si arresta, giù le mani dalla compagna Gina, sempre in prima linea per la difesa dei diritti degli oppressi. Chi lotta non è mai sola e tu non ti sei mai stancata di lottare. Massima solidarietà dalle compagne del MFPR e dello Slai Cobas s. c. AQ.

Il reato di solidarietà punito dalla Giustizia ingiusta.
 
Ogni giorno vengono emanate ordinanze contro chi dà da mangiare ai migranti o si dispensano i Daspo urbano per colpire la marginalità sociale, tutti provvedimenti di immagine che non intaccano le cause del disagio e del cosiddetto degrado, non vanno oltre la intimidazione e la criminalizzazione, anzi sono strumenti repressivi messaggeri di paura verso chi dissente e disobbedisce. E’ ormai sempre più diffuso un reato che non trova traccia nel codice penale, quello della solidarietà verso gli ultimi.
Gina De Angeli, infermiera di Massa-Carrara, è sotto processo a Massa con l’accusa di avere guidato un corteo non autorizzato delle lavoratrici Dussman che alcuni
anni fa lottavano in difesa dei loro posti di lavoro. Sulle lavoratrici, in appalto all’ospedale di Carrara, come sulle colleghe di altri ospedali toscani, stava per cadere la mannaia della spending review con tagli all’appalto e riduzione dei posti di lavoro.
Gina, è stata condannata ad un mese di arresto e multa di € 250

Il reato di solidarietà verso gli ultimi, verso chi subisce soprusi, licenziamenti e ingiustizie è ormai parte integrante di un codice penale non scritto ma alimentato dalle ordinanze dei sindacati e dalla Legge Minniti. Lo abbiamo verificato nel caso dei migranti e dei daspo urbani, lo si vede con estrema chiarezza attraverso i licenziamenti arbitrari che colpiscono i lavoratori scomodi e i codici disciplinari che colpiscono delegati scomodi. Una grande repressione in silenzio si fa strada contro i lavoratori e le lavoratrici, contro chi non intende piu’ subire ingiustizie e disuguaglianze. La nostra solidarietà a Gina De Angelis la cui unica colpa è stata la sensibilità umana e politica verso le lavoratrici in lotta per la tutela dei loro posti

SINDACATO GENERALE DI BASE TOSCANA


Il commento di Gina De Angeli alla sentenza di condanna
Stamattina si è tenuta l'ultima udienza del mio processo, i fatti li conoscete tutti ... la sentenza è stata una condanna a un mese di carcere, 250 euri di multa e il pagamento delle spese processuali. Aspetteremo ora la deposizione della sentenza per leggerla con attenzione, e chiaro che verrà avviato tutto l'iter per il ricorso ... un dato è certo che con questa sentenza si vuole dare un segnale: diffondere paura, rassegnazione, divisione, isolamento e sopratutto abiuria. Sappiamo anche che con le lotte possiamo strappare dei risultati, ma per le lotte si pagano anche dei prezzi. Si tratta perciò di continuare a mantenere sempre alto il livello della mobilitazione, della denuncia del sostegno e della solidarietà, per rendere piu difficili, e dove è possibile, neutralizzare i loro progetti. Non possiamo e non dobbiamo stare fermi di fronte a queste sentenze, continuando ad affermare che non siamo disposti ad abbassare la guardia, a chinare la testa, ma vogliamo continuare con la nostra lotta. Il presidio che si è tenuto stamattina davanti al tribunale è il segno di una mobilitazione che va avanti in questa direzione, e prendo l'occasione per ringraziare compagni e compagne, lavoratori e lavoratrici per la loro solidarietà e sostegno (anche economico), durante le varie udienze che si sono tenute. Per la prossima settimana e in programma un'assemblea (comunicheremo poi giorno, ora e luogo), per discutere insieme come contrastare questa e ogni altra forma di attacco, avendo ben chiaro che la resistenza al peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro non è nè accettabile, nè sopportabile dalle controparti.
In questi giorni a seguito di un diverbio con un dirigente mi è stato dato della "bolscevica", credo sia un onore essere paragonato a chi ha, per la prima volta nel mondo, ha sconfitto ogni forma di soppraffazione, di abuso, di violanza, di coercizione e di crimine, indicando al proletariato di tutto il mondo qualè la strada da percorrere. Abbiamo scritto e affermato in passato "che la salute e la sicurezza non si delegano, non si monetizzano e non si subordinano ad alcuna norma, al alcun contratto e ad alcuna legge....", questo per me si traduce nel fatto che non farò mai un passo indietro consapevole che aver difeso i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici e la salute sia un mio dovere e un mio compito. Chiudo con una frase di Bertol Brecht "Non dimentichiamo mai: ora non è il momento adatto per vincere, ma per combattere le sconfitte". Un invito a rimboccarsi le maniche ...


19/10/17

Il MFPR risponde all'inchesta del movimento delle donne curde


Il movimento delle donne curde ha lanciato una piccola inchiesta, per poter - dice la rappresentanza internazionale del movimento delle donne curde (IRKWM – International Rapresentation Kurdish Women Movement) - rendere più forti e arricchire le alleanze e la solidarietà con le donne del mondo. Per questo abbiamo formulato alcune domande a cui potete rispondere per portare il vostro contributo a questo lavoro.


Quelle che seguono sono le domande e le risposte del Movimento Femminista Proletario Rivoluzionario

  1. Quali sono gli effetti sulla politica del vostro Paese delle guerre che imperversano oltre i confini del tuo Paese (ad esempio la guerra in Siria, Iraq, eccetera)? Questa situazione ha influenza nella politica interna nel tuo Paese? Se sì, come?
Il nostro paese è sempre più in prima fila, al fianco degli Usa, e insieme agli altri paesi imperialisti europei, nelle guerre in corso. Il ruolo dell'Italia è pertanto fondamentale nella lotta dell'imperialismo contro i popoli.
L'Italia partecipa alle missioni belliche con una politica spinta neocoloniale per difendere e allargare il suoi interessi imperialistici economici, politici, strategici, a tutela dei profitti delle multinazionali italiane in Libia, in Egitto, nord Africa, ecc. con un ruolo di punta dell'ENI.
Questa politica è un danno per la lotta di liberazione dei popoli e per la lotta di autodeterminazione del popolo curdo, perchè l'Italia per i suoi interessi appoggia i regimi più dittatoriali, e tra questi il più “amico” è il regime fascista di Erdogan; pertanto l'intervento dell'imperialismo italiano non potrà mai essere di aiuto alla lotta del popolo curdo, che non può trovare neanche momentaneamente in esso un alleato, perchè l'azione dell'Italia, come dell'imperialismo Usa e degli altri paesi europei, rafforza anche sulla scena internazionale la politica di quei regimi che i popoli combattono.
Questo, d'altra parte, rende impotenti gli imperialisti a combattere l'Isis (prima loro creatura, foraggiata), i suoi attentati terroristici, la “guerra che inevitabilmente torna a casa”.
Per questo noi consideriamo che la solidarietà più utile che possiamo dare alla lotta dei popoli, alla
lotta del popolo curdo, è quella di combattere il nostro imperialismo.

17/10/17

17 ottobre, ore 18 la rivoluzione delle donne kurde a L'Aquila

Da Fuori Genere:

LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE CURDE

Hanno imbracciato le armi per difendersi da sole contro l'avanzata dello Stato Islamico e i riflettori si sono accesi su di loro.

Ma le donne del movimento curdo esistono da molto prima della guerra e da anni lottano per la liberazione della donna, elemento imprescindibile per la liberazione della società.

Casematte, martedì 17 alle ore 18 ne parliamo insieme a Silvia, militante della solidarietà con il movimento delle donne curde.

A seguire aperitivo

16/10/17

REPORT DALL'ASSEMBLEA NAZ DELLE DONNE - ultimo giorno


DALLA DELEGAZIONE DEL MFPR 


Ieri assemblea plenaria, con le conclusioni dei Tavoli, le decisioni finali per il 25 novembre e ancora tanti e tanti interventi.

Durante l'assemblea una rappresentante delle donne kurde ha portato il sostegno all'assemblea e alla lotta delle donne in Italia, dicendo: abbiamo lo stesso obiettivo.

Verso le conclusioni, è stata presentata dalla compagna del Mfpr de L'Aquila, Luigia, promotrice della campagna per le prigioniere politiche, per Nadia Lioce, l'appello/mozione a difesa delle condizioni di vita e No al 41bis per Nadia Lioce. 
L'appello è stato accolto con un grosso applauso, come pure l'invito al presidio che si terrà a L'Aquila il 24 novembre in occasione dell'udienza del processo contro Nadia Lioce.
L'appello poi è stato sottoscritto da tante donne e altre invieranno le loro firme on line.


L'assemblea ha lanciato la manifestazione nazionale a Roma per il 25 novembre!
Ma questa volta - come è stato detto dalla gran parte degli interventi nei due giorni - sarà diversa dall'anno scorso, non sarà una passeggiata, un corteo "normale", ma sarà combattiva, esprimendo lo spirito di forza che dallo sciopero delle donne e dalle lotte che ci sono state in questi mesi e dall'assemblea è venuto fuori.
La manifestazione passerà e bloccherà alcuni dei luoghi Istituzionali simbolo della politica oppressiva e di attacco verso le donne, in particolare dal Ministero del Lavoro e dal Ministero degli Interni, del famigerato Minniti.


Unanime è stata la denuncia del carattere sistemico, strutturale della violenza sessuale, frutto di questo sistema capitalista. 
Certo, su come liberarsi di questo sistema capitalista, vi sono diverse posizioni, espressione anche della differente condizione di classe dentro il movimento delle donne, ma  la coscienza che questa violenza è strutturale a questa società, sgombera sempre più il campo da ogni illusione riformista che si possa mettere fine alla violenza sessuale lasciando in piedi il sistema sociale che la genera.

 
Lavoratrici delle coop. sociali di Palermo
e lavoratrici della Sodexo
 Il Tavolo sul lavoro insieme alla piattaforma, ha portato a tutta l'assemblea la proposta di un'inchiesta/autoinchiesta dei luoghi più simbolici dello sfruttamento e oppressione delle lavoratrici, finalizzata a costruire un collegamento, una rete delle realtà e lotte delle lavoratrici; insieme al fatto di andare nelle vertenze più importanti per "toccare con mano" la situazione e dare forza alle donne in lotta. E' quella "marcia delle donne", portata come indicazione dalle lavoratrici del Mfpr, che così comincia a concretizzarsi. 

Forte da vari Tavoli e interventi è venuta la denuncia delle politiche securitarie, le politiche repressive, come dell'azione razzista contro i migranti e le migranti di Minniti, con gli accordi criminali fatti in Libia.
Una proposta su questo che è uscita in assemblea è di fare il 4 novembre iniziative nelle varie città verso le caserme, contro la polizia, i carabinieri - i cui uomini stupratori, violentatori, non sono "mele marce" - ha detto una compagna di Torino - ma parte di un sistema organico fascista, sessista della polizia.
Così come è stata forte e unanime la denuncia dell'azione della Boldrini che proprio vicino al 25 novembre presenterà il piano del governo sulla violenza sessuale, che è di fatto un piano di controllo, di repressione della socialità.
Per questo è uscita dall'assemblea di ieri l'indicazione di una giornata di mobilitazione - intermedia al 25 novembre - contro questo piano del governo. Le compagne romane hanno proposto che questa giornata sia il 17 novembre dato che in questo giorno vi sarà la discussione Stato/regione su questo piano al Dipartimento delle pari opportunità. 
Ma soprattutto, come ha detto qualcuna e noi siamo d'accordo, per contrapporsi alla violenza dello Stato - che impone una sorta di "dittatura della violenza" - è giusta la violenza delle donne.
Una violenza rivoluzionaria, aggiungiamo noi, per rovesciare il sistema del capitale.

Come ha detto nel suo intervento la compagna del Mfpr di Milano, Giovanna, e le lavoratrici di Palermo, questa assemblea ha segnato un passo avanti; da questa assemblea usciamo più forti. E la manifestazione del 25 novembre deve essere espressione di questa forza, che ha trovato nello Sciopero delle donne una prima e grossa manifestazione.
La lotta delle donne deve far paura - come l'ha fatta la radicalità delle donne che sono state ai G7, al G20 dove i padroni del mondo decidono i nostri destini. Noi vogliamo esprimere lo spirito irriducibile delle donne. 
L'elemento che ha segnato la differenza in questa assemblea nazionale è stata la presenza, gli interventi, lo spirito portato direttamente dalle lavoratrici, dalle loro lotte, che uniscono parole e fatti.

Le posizioni si sono meglio espresse e anche delimitate. L'azione da "cappello", imbrigliante di nudm di Roma ha dovuto fare un passo indietro.

ORA ANDIAMO VERSO UN 25 NOVEMBRE FORTE E COMBATTIVO!

15/10/17

NUOVO REPORT DALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE DONNE - da ieri pomeriggio

Dal Tavolo lavoro - il Tavolo più partecipato e più importante.
POMERIGGIO DEL 14 OTTOBRE
 
Vari altri interventi si sono succeduti. Molto buono e molto applaudito quello delle lavoratrici della Sodexo che, nel raccontare la loro lotta, la repressione subita dopo lo sciopero delle donne, hanno detto una questione chiave (ripresa anche da altri interventi):
non bisogna fare solo parole, dobbiamo fare i fatti! E questo anche per la manifestazione del 25 novembre, che non deve essere una "passeggiata", ma un corteo combattivo, "contro", proponendo una tappa al Ministero del Lavoro.
Nello stesso tempo queste compagne hanno posto un problema chiave, di lotta e critica anche nel movimento sindacale, nei sindacati di base: occorre - hanno detto - una nuova forma sindacale che metta in evidenza il protagonismo delle donne.
Questo è importante. Le lavoratrici del Mfpr è da anni che portano avanti questa battaglia; questo fa sì che lo Slai cobas per il sindacato di classe, in cui sindacalmente stiamo e che abbiamo contribuito ad organizzare, sia diverso dagli altri sindacati di base, perchè le donne, lavoratrici, disoccupate, precarie, ne sono il cuore e la forza organizzata, decisionale, determinante nelle posizioni, nelle lotte, nelle concezioni, su cui le lavoratrici fanno una battaglia critica quotidiana ideologica e pratica nell'insieme dei lavoratori, come a volte nel corso delle lotte.
Nella preparazione dei primi scioperi delle donne e in quello dell'8 marzo scorso questo problema è emerso ed è stato un terreno di lotta/critica verso alcuni sindacati di base, dal dirigente dello Slai cobas ufficiale di Pomigliano, all'Usb, al Si,cobas, trovandoci a volte a dover affrontare un'atteggiamento di sottovalutazione della questione anche da parte delle stesse lavoratrici iscritte a questi sindacati di base).


Tornando all'assemblea.

Anche da altri interventi di realtà di lavoratrici sta venendo fuori in questa assemblea nazionale un aspetto che è un passo avanti rispetto alla precedente assemblea nazionale di Roma: questa volta le lavoratrici non sono un "tema" ma sono un soggetto reale, che si prendono in mano il Tavolo sul lavoro.
C'è molto più forte la volontà e necessità di mettersi in collegamento, di fare "rete" tra le realtà in lotta delle lavoratrici.
Non, però, un collegamento virtuale, ma soprattutto reale, da qui le proposte: le femministe devono entrare nei posti di lavoro se le lavoratrici hanno dei problemi; la questione dell'inchiesta nei posti di lavoro delle donne; la proposta da noi portata della "marcia delle donne" - che è il modo concreto per poter fare inchiesta diretta parlando con le lavoratrici, per poter entrare nei luoghi di lavoro, e dare forza alle lavoratrici.

Vari interventi di donne di Torino hanno posto la necessità di una radicalizzazione delle lotte. E' stato detto: sulle varie tematiche, non chiamiamole "campagne" ma lotte.
E hanno raccontato le buone iniziative fatte a Torino, a partire da quella contro il giudice che aveva assolto uno stupratore perchè la donna "non aveva gridato durante la violenza sessuale".

Poi, facendo riferimento agli interventi delle lavoratrici delle cooperative sociali, hanno parlato della necessità di collegamento di queste realtà lavorative; della femminilizzazione del lavoro, riprendendo anche il discorso dell'inchiesta.
Un altro intervento di Torino ha posto con forza la necessità di alzare il tiro nella lotta contro i padroni, che non sono "pezzi di merda" solo perchè ti molestano, ma perchè sono padroni. 


Nel Tavolo e nell'assemblea stanno emergendo, più chiaramente per tutte, che vi è una differenza con le posizioni delle organizzatrici romane di Nudm e quindi che occorre fare una lotta di posizione per far andare avanti la mobilitazione che serve.
Questo si è visto in modo chiaro quando nel pomeriggio sono intervenute le compagne di Roma che nella precedente assemblea nazionale a Roma gestivano l'assemblea. Anche a Pisa, sia pur in una situazione non "in mano loro", hanno cercato di mettere un "cappello", di annacquare lo spirito combattivo che fino ad allora vi era stato nell'assemblea (qui significativa è la denuncia di una compagna di nudm di Pisa che ha detto incazzata che a Roma non si quaglia, si dichiarano obiettivi ma non si fanno le lotte), sia cercando di riportare il dibattito su un confronto freddo e inutile sulle piattaforme fatte a tavolino (reddito di autodeterminazione che dovrebbe "liberare" le donne dal lavoro salariato, dallo sfruttamento (sic!) - welfare state - gender gap, ecc.); sia proponendo una tappa intermedia al 25 novembre, con una campagna/giornata contro le molestie sessuali, che a Roma potrebbe farsi verso il Dipartimento delle pari opportunità, il Ministero del Lavoro, ma in una logica riformista e perdente di "interlocuzione", e col risultato di depotenziare il corteo del 25 novembre che invece tante vogliono che alzi il tiro dello scontro col governo e lo Stato. D'altra parte questa proposta di campagna contro le molestie sessuali porta una visione delle lavoratrici come "vittime".
A questo giustamente ha risposto una compagna di Bologna dicendo che le lavoratrici non sono vittime, ma piuttosto non trovano punti di riferimento, non sanno come uscirne.

Altri interventi sono tornati sullo sciopero delle donne per valorizzarlo e dire che ora non deve essere messo da parte, occorre rifarlo e inserire la questione dello sciopero delle donne in tutte le battaglie che facciamo.
Lo Sciopero delle donne ha messo in campo dei rapporti di forza, non legati solo alla questione lavoro ma a tutti gli aspetti dell'oppressione.
A parte i momenti assembleari molto utili sono i momenti di pausa, per parlare direttamente tra le varie realtà, scambiarsi esperienze di lotte, prendere contatti diretti.
 
(OGGI ASSEMBLEA PLENARIA)


da MFPR

14/10/17

Ore 15,30 - Dall'assemblea nazionale delle donne

Ore 15,30
 
All'assemblea nazionale delle donne in corso a Pisa, c'è una buona partecipazione, in termini di numero più o meno come la precedente. Al Tavolo sul lavoro, tra quelli con più presenze, vi sono circa 80 donne (pochissimi uomini).
Il clima è positivo, unitario, propositivo - in questo sì, un pò diverso da quello che vi era all'assemblea di Roma, in cui il ruolo delle donne romane alla presidenza era un pò pesante e fastidioso nel contingentare e discriminare sui tempi e il tipo di interventi, come sulla possibilità di avere spazio per mettere materiali delle varie realtà, affiggere manifesti, ecc. Questa volta invece vi sono tanti banchetti con pubblicazioni, tra cui il nostro del MFPR, che permettono di conoscere e scambiare materiali, manifesti e locandine, ecc.

La compagna di Taranto del Mfpr, Fiorella, partendo dalla sua realtà di lavoratrice dei servizi nelle scuole, ha raccontato la realtà della condizione ultraprecaria delle lavoratrici a Taranto ma nello stesso tempo delle loro lotte; ha parlato anche dell'Ilva e degli effetti che ha la politica di padroni e governo di attacco alla salute che investe tutti, anche donne e bambini.
A fronte di questa dura realtà, Fiorella ha posto in modo molto netto che non è con i "tavoli" che dobbiamo fare la lotta, ma occorre scatenare e organizzare la ribellione delle donne, delle lavoratrici, delle donne dei quartieri inquinati.

La rappresentante di Palermo, Giorgia, delle precarie assistenti disabili delle scuole in lotta, ha portato il vento combattivo della lotta in corso (ieri, prima di partire era ad uno dei tanti presidi/occupazione), ha raccontato questa lunga e articolata battaglia che sta usando mille forme di lotta, ha denunciato come a questa indomabile ribellione delle lavoratrici lo Stato risponde con le denunce, la repressione, ma niente e nessuno può fermare la lotta e la nostra resistenza. Anzi, ha
aggiunto, attraverso questa lotta tante lavoratrici hanno preso coscienza che oltre all'attacco al lavoro, c'è la questione della violenza contro le donne, e che quindi tante iniziative sono state fatte a Palermo anche contro femminicidi, stupri, nei processi contro gli assassini di donne.

La combattività di queste lavoratrici, dei loro interventi è stata sottolineata da applausi e anche in alcuni interventi di altre donne. Tante poi si sono avvicinate per sapere di più, per scambiarsi contatti.

La compagna del Mfpr di Palermo, Donatella, unendosi ad altre compagne che erano intervenute sullo sciopero delle donne, per valorizzarlo ma per porre anche il problema di come unire ancora di più tante realtà di donne, lavoratrici, ha ripreso il significato "storico" dello sciopero delle donne, che ha unito tante donne di diverse città, posti di lavoro, realtà; esso - ha detto la compagna - è un'arma di fase per porre con forza la questione della condizione di sfruttamento e oppressione delle donne a 360° e i nostri bi/sogni che la piattaforma portata avanti dal Mfpr ha cercato di sintetizzare; una piattaforma diversa che pone anche la necessità per realizzarla di rovesciare questo sistema sociale e costruire una nuova società.
E per questo, ha detto Donatella, non vogliamo e non possiamo delegare - portando una chiara denuncia del ruolo nefasto della Cgil/Camusso.
In risposta poi a chi poneva, giustamente, il problema di estendere lo sciopero, riuscire ad unire tante altre realtà in un nuovo sciopero, la compagna del Mfpr ha proposto di organizzare una "marcia delle donne" che tocchi luoghi in cui c'è stato lo sciopero delle donne dell'8 marzo scorso e luoghi emblematici della condizione di sfruttamento e oppressione delle donne - portando su questo l'esperienza nuova fatta dal Mfpr nel sud.

Altre, riprendendo la necessità di collegare varie realtà, superando i limiti dello sciopero delle donne dell'8 marzo che non è ancora riuscito ad estendersi in tante realtà, hanno proposto di realizzare un'inchiesta dei luoghi di lavoro al servizio di un miglior collegamento delle realtà lavorative.

Altri interventi, insieme ad un ritorno sulla questione di un nuovo sciopero delle donne, hanno posto la necessità di sviluppare subito una mobilitazione forte contro la politica repressiva, di militarizzazione portata avanti dal governo e dal suo massimo rappresentante, Minniti che porta avanti tagli ai servizi sociali, alle fasce più deboli, ai migranti, e che ai femminicidi e stupri risponde organizzando "sportelli" nelle questure, una politica che è un anello chiave della repressione.
Qui alcune hanno proposto di organizzare per il 4 novembre presidi alle caserme contro la repressione e la militarizzazione.

Brevi note anche dal Tavolo contro la violenza sulle donne. Qui il dibattito è stato anche in alcuni momenti vivace per le differenze di posizioni. La compagna del Mfpr di Milano, Giovanna, ponendo le ragioni sistemiche, strutturali della violenza sessuale contro le donne, ha criticato la linea di ridurre la lotta a richieste a Stato, Istituzioni.

Bene sta andando anche, soprattutto nella pausa dell'assemblea, la raccolta firme per la difesa delle condizioni di vita delle prigioniere politiche e la fine del regime del 41bis per Nadia Lioce, per cui le compagne del Mfpr hanno portato e distribuito l'appello.
(CONTINUA)

UN FORTE SALUTO ALLE COMPAGNE DEL MFPR CHE SONO ALL'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE DONNE A PISA


Poco fa le compagne del Mfpr di Palermo e di Taranto e la rappresentante delle lavoratrici slai cobas per il sindacato di classe di Palermo in lotta hanno portato il loro intervento accolto con forti applausi al Tavolo sul lavoro dell'assemblea nazionale delle donne, organizzato dal movimento nudm che si sta tenendo a Pisa; un'altra compagna del Mfpr di Milano partecipa al Tavolo sulla violenza contro le donne.
Le compagne del Mfpr hanno portato all'assemblea anche opuscoli, materiali sulle tematiche centrali: Dall'opuscolo "Uccisioni delle donne, oggi", al ricco dossier sullo sciopero delle donne dell'8 marzo; dal foglio sulla "marcia" che l'Mfpr fece l'anno scorso al Sud nei luoghi più emblematici della realtà delle operaie e delle ragazze, al ruolo delle donne, compagne contro i G7/G20, ecc.
Seguiremo, per quello che è possibile l'assemblea. Ma soprattutto daremo un ampio resoconto al ritorno delle nostre compagne.

Femminismo: il paradigma della Violenza/Non-Violenza


E’ importante e utile dare una definizione stretta di violenza perché è in atto una semplificazione, voluta e fuorviante, dei termini violenza e non-violenza che sono stati trasformati in meta-concetti, privi di specificazione e collocazione.
Si intende per violenza l’atto o l’insieme di atti con cui un soggetto privato, sociale, istituzionale interviene nella possibilità di un altro soggetto, anche questo privato, sociale, politico, impedendogli un comportamento spontaneamente realizzabile e/o imponendogli un ruolo ed una collocazione.
Dalla definizione di violenza nasce la correlazione tra la stessa e la forza che permette alla prima di realizzarsi.
In questa società la legittimità dei mezzi garantisce la giustezza dei fini. La legalità è legittimità riconosciuta, la violenza legale è, pertanto, l’unica violenza legittima.
Infatti, la violenza viene praticata in e nei confronti di un’area sociale che non coincide con quella dei detentori del potere. E lo sforzo è tutto teso affinché questo uso della forza e i relativi comportamenti violenti siano accettati e interiorizzati nel costume dei più.

13/10/17

NO ALLA REPRESSIONE VERSO I LAVORATORI ALESSIA E LORENZO

LIBERTA’ DI PAROLA PER I LAVORATORI e LE LAVORATRICI

Alessia e Lorenzo sospesi per 4 mesi e denunciati perché in un’ intervista radiofonica difendono i diritti dei lavoratori, delle lavoratrici e degli utenti della sanità. La voce di chi lotta per una sanità pubblica, gratuita, universale e di qualità non può essere silenziata da provvedimenti di tipo repressivo da parte dello strapotere delle aziende che con il supporto di leggi come la Brunetta e la Madia si permettono di decidere sulla vita dei lavoratori e delle lavoratrici.
Le nostre voci e le nostre grida devono diventare tantissime e rumorose per fermare la repressione delle aziende e per opporci al silenzio dei sindacati collaborazionisti.
La lotta di Alessia, Lorenzo e del Coordinamento dei lavoratori e delle lavoratrici dello Spallanzani vorremmo diventasse quella di tutti e tutte perché è la lotta per difendere la nostra Salute: Roma è l’unica tra le 28 capitali dell’Ue ad avere peggiorato i suoi indicatori di salute negli ultimi anni.
Tagli, privatizzazioni, esternalizzazioni dei servizi, blocco delle assunzioni, favorire servizi come l’intramoenia, liste d’attesa di mesi, lo sfruttamento dei lavoratori non hanno fatto altro che corrodere il sistema sanità pubblica fino a portare ad un aumento della mortalità e ad un peggioramento delle malattie croniche.
Il 18 luglio davanti a questo Istituto centinaia di persone hanno portato solidarietà a Lorenzo ed Alessia. Tre mesi dopo torniamo davanti a questo Istituto per dimostrare che Alessia e Lorenzo non sono soli e per chiedere l’ immediata revoca delle sospensioni e della denuncia penale.

Vogliamo rispetto per i lavoratori, le lavoratrici e le loro condizioni di lavoro, rivendichiamo il diritto ad un orario che non ci riduca allo stremo, chiediamo assunzioni stabili, vogliamo la fine dei ricatti e dei provvedimenti disciplinari, pretendiamo tutto quello che ci spetta e non ci stancheremo di lottare per ottenerlo.

SABATO 21 OTTOBRE ORE 10
ENTRATA SPALLANZANI - VIA PORTUENSE 292

ASSEMBLEA PUBBLICA E MOBILITAZIONE
 

Coordinamento Lavoratori e Lavoratrici Spallanzani

Lavoratori Lavoratrici e Utenti della Sanità

12/10/17

VERSO L'ASSEMBLEA NAZIONALE DELLE DONNE A PISA - A CUI PARTECIPA L'MFPR

 All'Assemblea nazionale delle donne che si tiene a Pisa sabato e domenica prossime, e che ha al centro soprattutto la mobilitazione per il 25 novembre, partecipa una delegazione del MFPR del sud, del centro e del nord, e una rappresentanza delle lavoratrici/assistenti disabili delle scuole di Palermo, direttamente dalla lotta in corso.

Pubblichiamo stralci dal testo di un opuscolo del Mfpr fatto tempo fa, che tocca le questioni attuali.

"Viviamo in una fase nel nostro paese in cui avanza ogni giorno un clima da moderno fascismo. Questo per la maggioranza delle donne significa non solo attacchi alle loro condizioni di lavoro e di vita ma anche una politica e un’ideologia sempre più fatta di oppressione, concezioni reazionarie, sessiste, maschiliste, razziste, clerico/fasciste.
Tante donne in questi mesi, anni sono state colpite sul piano dell’occupazione, lavoratrici licenziate, operaie messe in cassa integrazione, precarie sempre più precarizzate (i cui dati vengono ipocritamente usati per dire che aumenta il lavoro per le donne), disoccupate in lotta per il lavoro, donne, dalle braccianti, alle immigrate, alle donne dei servizi, super sfruttate fin quasi a condizioni di moderno schiavismo,
Tutto ciò non ha fatto altro che peggiorare le già pesanti e discriminanti condizioni di lavoro e di salario delle donne, basta guardare alla scala dei paesi europei per vedere come l’Italia si posiziona tra gli ultimi paesi per tasso di occupazione delle donne e per differenze salariali delle donne.

Ma non si tratta solo di un attacco alle condizioni economiche/lavorative delle donne, ma anche di un
continuo attacco ideologico da parte del governo, dello Stato, di un sistema sociale che ci vuole sempre più deboli, subordinate, che ci vuole far tornare indietro, rinchiuderci nel focolare domestico, costrette a vivere dentro le mura della famiglia, attaccando ogni esigenza e volontà di autodeterminazione delle donne, la cosiddetta “sacra famiglia” che tanto viene propagandata.
Ma di quale famiglia parlano in realtà? La famiglia è quella che da un lato serve al sistema come ammortizzatore sociale per scaricare sulle donne tutto il peso del lavoro di cura a fronte del continuo taglio dei servizi sociali pubblici, della sanità, ma dall’altro è anche quella che diviene strumento di controllo della vita delle donne, trasformandosi per questo in luogo di più oppressione che sempre più spesso si traduce in violenza, in una gravissima spirale che vede sempre più donne maltrattate, aggredite, stuprate, uccise dal marito, dal fidanzato, dal compagno ecc.
La violenza sessuale aumenta, ma accade che gli stessi mass media riportano sempre più spesso le notizie come semplici fatti di cronaca, quasi che ormai sia normale che succedano. Mentre si pubblicano grandi titoloni e si fanno lunghi servizi quando lo stupratore/omicida è immigrato. Allora sì che si grida subito all’emergenza della violenza sulle donne, alla necessità di una maggiore repressione, di cacciare i migranti, di potenziare i controlli, scatenando una campagna razzista e xenofoba.

Questo sistema politico, sociale usa le donne per mettere in atto una politica moderno fascista volta al loro controllo morale/repressivo, una sorta di “moderno medioevo”.

Ma se l’attacco contro le donne è complessivo, la lotta, di conseguenza, non può che essere complessiva.
Le donne quando lottano portano nella lotta inevitabilmente tutta la loro condizione di doppia oppressione, non solo il loro essere lavoratrici, precarie, disoccupate ma anche il loro essere mogli, madri; portano una spinta a lottare con più forza e determinazione e questa spinta arricchisce la lotta complessiva dei proletari e delle masse popolari contro questa società capitalista.

Serve un movimento femminista proletario rivoluzionario che scateni la ribellione, la forza delle donne, in primis la maggioranza delle donne proletarie, contro tutti gli aspetti di oppressione, sfruttamento, violenza sessuale di questo sistema sociale.
La lotta delle donne deve essere caratterizzata dall'intreccio dell'istanza femminista con l'aspetto di classe proletario. Le donne proletarie nella lotta contro il doppio sfruttamento e la doppia oppressione devono essere femministe affermando in tutte le questioni il punto di vista e di prospettiva di classe e di genere; le donne femministe devono guardare alla maggioranza delle donne, le più sfruttate e oppresse, che sono le proletarie, le lavoratrici, le precarie, le disoccupate di oggi, assumendo la prospettiva rivoluzionaria nella lotta per la liberazione del genere.


In questo sistema putrescente capitalista le donne non hanno nulla da conservare, ma doppie catene da spezzare, perchè tutta la vita deve cambiare, per una società in cui le donne siano effettivamente libere, il socialismo.

Proteste e sciopero della fame delle donne nel CPR di Ponte Galeria. Massima solidarietà!

 Da hurriya

La protesta è scattata per il "cibo marcio, freddo, di bassissima qualità e varietà e non rispettoso delle abitudini alimentari e necessità delle recluse. Tuttavia da ieri la situazione sembra essere peggiorata. Per cena, infatti, sono stati serviti dei broccoli, probabilmente marci, a causa di cui circa una ventina di ragazze sono state male... nella cena sono stati trovati degli scarafaggi. 
L’esplosione di rabbia è stata generale. 30 delle 91 donne attualmente recluse nel cpr di Ponte Galeria hanno destinato agli operatori di Gepsa delle dichiarazioni firmate in cui affermano che non avrebbero ritirato la cena per scioperare contro la pessima qualità del cibo distribuito all’interno della struttura...
Aggiornamento: Il giorno dopo l’inizio dello sciopero, la difficoltà del direttore del lager nel gestire la rabbia delle recluse pare sia stata tanta; è iniziato così il solito scaricabarile che ha portato ovviamente il direttore ad addossare tutta la responsabilità alla ditta che consegna i pasti, cercando così di placare la protesta. Al secondo giorno di sciopero, le donne hanno deciso di mangiare,
intenzionate però a non desistere dalla loro lotta. Infatti, ieri 11 ottobre, 8 delle 91 donne attualmente recluse nel cpr hanno deciso di continuare lo sciopero della fame a oltranza, finché le loro richieste di mangiare cibo sano non verranno ascoltate. Il direttore, estremamente in affanno, pare abbia assicurato le recluse che farà reclamo contro la ditta del catering chiedendone la sostituzione. In cambio ha chiesto alle donne in lotta di interrompere lo sciopero e di pazientare, a causa dei tempi burocratici. Da parte loro, le recluse ci dicono invece di non aver alcuna intenzione di mollare.
Ieri in tarda serata, un piccolo e rumoroso gruppo di solidali ha scelto di sostenere le donne ribelli andando sotto le mura del lager di Ponte Galeria, con grida, fuochi d’artificio e palline da tennis contenenti messaggi solidali. Già ai primi lanci di palline, la risposta delle recluse è stata intensa e gioiosa. Stamattina, inoltre, la stazione di Ponte Galeria ha offerto alla vista dei suoi frequentatori alcune scritte di solidarietà con le detenute in lotta e altre che ricordano la presenza lì di un lager e la complicità di Gepsa nella detenzione e deportazione di migranti.
Per finire, vorremmo aggiungere alcune parole riguardo associazioni come Lasciatecientrare che hanno approfittato della diffusione delle notizie riguardo le lotte di chi è reclusa, per chiedere a parlamentari e politicanti di vario genere di far ingresso nel lager e verificare cosa succede. Sappiamo bene che queste sfilate di paladini dei diritti umani, oltre a essere mere operazioni di facciata, si sono confermate sempre solo strumenti repressivi che affossano le lotte e cercano vanamente mediazioni per soffocare la rabbia che esplode. Non ci interessa e non può interessarci l’opinione e la versione dei fatti di rappresentanti di uno stato che reprime, ingabbia e uccide e contemporaneamente ogni tanto si riscopre difensore delle stesse persone a cui regala vite oppresse. La parola di chi si ribella con coraggio e lotta per la propria sopravvivenza e libertà ci basta.
I lager non si possono migliorare né riformare, e le uniche conquiste e la chiusura dei centri d’espulsione sono state ottenute con la rabbia di chi dentro vi era reclusx.
Solidarietà alle ribelli del CPR di Ponte Galeria. Delle prigioni solo macerie!
 
12 ottobre.
nemiche e nemici delle frontiere